La mia biblioteca, che cosa sto cercando?

Nel suo romanzo Il fiore azzurro, Penelope Fitzgerald dice: «Se un racconto inizia con un ritrovamento, deve finire con una ricerca». La storia della mia biblioteca è senz'altro iniziata con un ritrovamento: ho trovato i miei libri, ho trovato il posto dove sistemarli, ho trovato la pace in un luogo illuminato nell'oscurità all'esterno. Ma se la storia deve finire con una ricerca, la domanda è: che cosa si stava cercando? Northrop Frye una volta osservò che, quand'anche fosse stato presente alla nascita di Cristo, non avrebbe sentito cantare gli angeli. «Lo penso perché non li sento nemmeno ora, e non c'è ragione di credere che abbiano smesso.» Nemmeno io cerco rivelazioni di sorta, dato che tutto ciò che mi viene detto è necessariamente limitato da ciò che sono in grado di sentire e capire. Non cerco una conoscenza, oltre a quella che in un qualche modo segreto già ho. Non cerco un'illuminazione, a cui non posso ragionevolmente aspirare. Non cerco esperienza, perché alla fine posso essere consapevole soltanto di ciò che è già in me. E allora, giunto ormai alla fine della storia della mia biblioteca, che cosa sto cercando?
Consolazione, forse. Forse consolazione.

[Alberto Manguel, La biblioteca di notte, Archinto, 2007, pag. 270-271]

Letteratura e massmedia

Si può comunque ribadire la funzione rinnovata della letteratura in rapporto alla cultura massmediatica. Nell'affollarsi di forme di narrazione orale e pseudo-orale, visiva e telematica (sulle quali fin dagli anni Sessanta,  avevano riflettuto M. McLuhan e W.J. Ong), la letteratura mantiene uno spazio per una riflessione antropologica non condizionata dalle costrizioni della spettacolarità: ciò comporta spesso il rischio di una sua emarginazione (soprattutto delle forme di avanguardia e di sperimentazione), ma anche il vantaggio di poter proporre delle modalità di rappresentazione del reale (in tutte le sue forme) che riescono a coniugare originalità e tradizione, garantendo una non comune capacità interpretativa, in quanto sintesi di espressioni culturali diverse.

[Alberto Casadei, La critica letteraria del Novecento, Il Mulino, 2008, pag. 158]