Leggere

Il colore del Quartiere Latino a Parigi si palesa a chi alza un poco la testa, a chi guarda dentro le case a partire dal primo piano, che raramente hanno tende e mai persiane o veneziane. Le finestre bevono una luce poco generosa per facilitare la vita degli abitanti i quali, primariamente, sono lettori; e difatti si intravedono ovunque libri, sulle mensole, sui davanzali, in pile instabili, illuminati obliquamente da un abat-jour, nascosti dietro una poltrona in cui a volte, leggendo, ci si assopisce. Ho spesso una fantasia in cui i libri invadono anche le strade, scivolano lungo i vicoli in pendenza, si ammonticchiano negli angoli. I lettori si chinano a raccogliere un romanzo, un saggio, e si siedono su un marciapiede a sfogliarne le pagine. Le luci che filtrano la sera dalle case non sono quelle pulsanti e azzurre di schermi televisivi sempre più grandi e sempre più piatti, ma i riflessi gialli e silenziosi delle lampade da comodino. Donne anziane e ragazze sole si addormentano con un libro aperto tra le mani. L’estate piace meno dell’inverno, perché le sue sere sono più brevi e sostanzialmente inutili; altri amano l’ora legale per poter rincorrere palline su un campo da tennis al fresco, ma qui si sente solo un’eco stinta dei rimbalzi. Le sere invernali cominciano presto e si può leggere sin da prima di cena.

[Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Laterza, 2013, pag. 6]

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