Il romanzo, inventare storie

Riassumendo, il grande romanzo non solo contribuisce alla conoscenza dell’uomo ma anche alla sua salvezza. E questo compito, lungi dall’essere un lusso d’individui indifferenti alla sofferenza  di classi o popoli miserabili, è una chiave per il riscatto dell’uomo schiacciato dalla sinistra struttura dell’età moderna. Quell’uomo non è solo corpo, perché soltanto in parte al regno della zoologia; e nemmeno solo spirito, che è piuttosto la nostra divina aspirazione; ciò che è specificamente umano, e che occorre salvare da questa ecatombe, è l’anima, spazio scisso ed ambiguo, sede della perpetua lotta fra carnalità e la purezza, fra il buio e la luce. Mediante lo spirito puro, attraverso la metafisica e la filosofia, l’uomo ha cercato di esplorare l’universo platonico invulnerabile per le potenze del tempo; forse ha potuto farlo, se dobbiamo credere a Platone, per il ricordo che gli è rimasto della sua primigenia fraternità con gli dei. Però la sua vera patria è questa regione intermedia e terrena, questa duplice regione da cui sorgono i fantasmi della finzione romanzesca. Gli uomini inventano storie perché sono fatti di carne, perché sono imperfetti. Un dio non scrive romanzi.

[Ernesto Sábato, Approssimazioni alla letteratura del nostro tempo. Borges Sartre Robbe-Grillet, Editori Riuniti, 1986, pag.  55-56]

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