La lettura secondo Roland Barthes

Chiamato a rispondere a proposito della lettura in un congresso (Writing Conference di Luchon, 1975) Roland Barthes poneva dei quesiti interessanti a se stesso, prima che agli altri, sulla questione. Stiamo cercando di tracciare una dottrina della scrittura, forse alcuni punti di tale dottrina si vanno facendo più chiari – diceva -  ma è possibile tracciarne una della lettura? Ed è il caso di farlo? Forse la lettura è un campo plurale di pratiche disperse, di effetti irriducibili tra loro, ogni lettura forse, è un lettore, lettura vuol dire lettura del soggetto che si è, o si crede di essere,  in quel determinato momento. Se si parla poi di lettura della lettura, di metalettura viene ancora più serio un sospetto del genere: stiamo invischiandoci in una dispersione di idee, timori, desideri, godimenti, oppressioni, da cui è meglio districarsi caso per caso, volta per volta.

[Augusto Ponzio, Patrizia Calefato, Susan Petrilli (a cura di), Con Roland Barthes. Alle sorgenti del senso, Meltemi, 2006, pag. 487]

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